giovedì 2 giugno 2011

100 capolavori d'arte moderna: fu il premio per chi avesse scoperto il segreto del Graal




Joackinder vi svela il segreto 
del Calice del Graal di San Pietroburgo:
nel vetro ferroso dell'antica coppa romana 
esposta al Museo Ermitage 
vi sono foto-impresse delle immagini invisibili (infrarosse)
le quali tornano ad essere visibili
solo quando il Calice é reso auto-luminescente
esponendolo al sole. 
Ciò avviene perché il vetro contiene uranite radioattiva.


Il Calice del Graal é una modesta antica coppa romana
la cui fotografia é pubblicata in prima di copertina del libro
"Gli antichi calici dell'Ermitage"
a cura della storica Anna Kunina
già responsabile del dipartimento antichità
del Museo Ermitage di San Pietroburgo.
Il libro é esposto e venduto al Book Shop del Museo.

   

Il Calice del Graal 
diventa un proiettore di immagini visibili ! 
(il colore verde rende visibile l'infrarosso).

Leonardo da Vinci studiò le leggi della catottrica cinese
e scoprì che proiettando le immagini curve del Graal contro la nicchia curva di un muro, 
esse si ingrandiscono in funzione del quadrato della distanza del Calice dal muro 
e si vedono in tridimensione!

Leonardo da Vinci poté quindi vedere le segrete immagini in 3D 
custodite nel vetro del Calice del Graal 
e dipingerle sui suoi quadri come copie perfette.

"Salvator Mundi"
opera recentemente ritrovata negli USA
ed autenticata di Leonardo da Vinci

Non so a Voi, ma a me pare che 
tra il volto della Gioconda e quello del "Salvator Mundi" 
vi sia una certa somiglianza.

Che Joackinder abbia per primo al mondo scoperto il segreto della "Gioconda", 
ovvero la sua identità ?

Tra le opere che Leonardo avrebbe copiato dalle immagin del Calice del Graal:
 "La Madonna delle rocce" e "La Gioconda". 

Joackinder pertanto sostiene che il dipinto "La Gioconda" 
sia in realtà il ritratto del volto di Maria Maddalena,
 l'unico apostolo donna amato da Gesù.

Iniziò l'era delle pari opportunità.
Non abbiate dubbi. 



Ritratto di Henriette, la modella di Henri Matisse,
opera creduta perduta e ritrovata da Joackinder. 
                            

Questo cartoncino ritrovato da Joackinder é firmato con la lettera "M" di Henri Matisse 
ed é controfirmato da N. Schuchin, il mecenate russo che in caricò Matisse 
di dipingere 12 cartoncini durante il suo viaggio di nozze in Corsica. 
Queste opere, alla morte del committente furono donate al Museo Ermitage.

 vedi il Blog
"Matisse ad Ajaccio (Corsica)"

Questo dipinto che rappresenta "Il porto di Ajaccio", 
fu il 13mo dipinto lasciato da N. Sergevich Schuchin a Henri Matisse 
non per ricordo ma per essere consegnato all'atteso scopritore del Calice del Graal?



Quest'uovo di "Fabergé" non é il Calice del Graal, 
benché gli assomigli per colore, 
ma é un magnifico oggetto alto circa cm. 50,
 ritrovato da Joackinder, lo pseudonimo letterario 
di Umberto Joackim Barbera, 
il fortunato scopritore del segreto dell'"Holy Graal", 
al quale per premio furono fatti trovare 100 opere d'arte 
dei maggiori Maestri francesi del periodo impressionista e post impressionista.

              

Umberto Joackim Barbera é il Curatore della Collezione di opere prevalentemente francesi che, secondo un'ipotesi condivisa dai partigiani, furono "derubricate" ed offerte dalle Fondazioni e Musei di tutto il mondo a garanzia del finanziamento per sostenere il Movimento di liberazione francese contro gli invasori nazisti.

Queste opere d'arte moderna sono quindi riconosciute come "i capolavori perduti" nella seconda guerra mondiale (in realtà tenuti nascosti e non consegnati ai banchieri) ed infine ritrovati 70 anni dopo la fine del conflitto, all'avvenuta totale restituzione del finanziamento di guerra ed all'annullamento dei documenti di garanzia. In particolare,  alcune opere ritrovate dal "partigiano Joackinder" (sempre dalla parte della verità), avrebbero costituito la garanzia a mano di ricche famiglie ebree le quali avrebbero sottoscritto le fideiussioni accessorie richieste dai banchieri ai promotori del Movimento di liberazione.

Il ritorno alla luce dei "capolavori perduti" non ha avuto migliore occasione che quella della premiazione del risolutore della "caccia al tesoro del Graal", di colui che avesse risolto i sei indovinelli della Sfinge dipinti da Picasso nel suo capolavoro "Guernica" e poi, di volta in volta, ciascun enigma appositamente criptato nel messaggio di ciascun dipinto fattogli ritrovare.

Come nei miti ellenici, così nelle saghe nordiche, l'eroico ricercatore solitario avrebbe dovuto non solo meritarsi il premio ma riconquistarselo compiendo le mitiche fatiche di Ercole. Sono infatti occorsi oltre 15 anni di appassionate ricerche impegnate nella soluzione di indovinelli, difficili enigmi ed a volte invenzioni scherzose e brillanti. Un esempio?



Questo grande quadro del 1908 di Pablo PICASSO nasconde la prova della propria autenticità in un altro dipinto sottostante, ma non si tratta di un sovradipinto bensì di due tavole di legno unite tra di loro in modo da presentarsi come un'unica opera. Per avere la prova occorre separare le due tavole incollate tra di loro lungo i bordi. Sulla superficie della prima tavola é rappresentata tutta la "Banda Picasso" riunita il 15 agosto nell'arena di Siviglia dove si svolge il gioco della rottura della pignatta fortunata ricolma di monete d'oro. Chi avesse trovato questo dipinto, avrebbe quindi trovato un tesoro! In centro alla scena il poeta Apollinaire stringe la mano a Pablo Picasso autoritrattosi di schiena con una bandana in testa. La sua giubba é di colore blu pallido (= Pale bleu, che cacofonicamente si pronuncia come il suo nome "Pablo"). Tutti i personaggi hanno il volto coperto, solo uno ha una maschera (Max Jacob). In questo dipinto vi é la doppia iscrizione "See": si tratterebbe del committente dell'opera Robert Meyer-See, come risulta da una lettera dell'epistolario tra Apollinaire e Picasso.

Infine, Max Jacob si leverà la maschera per dipingere un acquarello successivamente pubblicato,un vero e proprio rebus che, risolto, racconta come un quadro tenuto segreto, avente per scena un'arena e per soggetto un pittore con cappello a bandana e blusa color blu pallido, se scoperto e decifrato, avrebbe messo in imbarazzo il suo committente. Robert Meyer See sarebbe stato infatti il committente del furto della Gioconda di Leonardo da Vinci, compiuto al Museo del Louvre. Lo conferma una lettera cifrata nell'epistolario tra Apollinaire e Picasso, trovata anche questa da Joackinder, il nome d'arte dello scopritore di tanti segreti.


Su questa sottile carta nautica, utilizzata per tracciare col compasso un "punto nave" per recarsi da Antibes ad una località non distante della Costa Azzurra, Pablo PICASSO disegnò a china sei concetti frutto dell'immediatezza della sua geniale immaginazione: il gioco avrebbe dovuto risolversi a partire dal titolo "But de bateau à voir" che significa "Idea improvvisa da vedersi" che si trasforma in " But de bateau lavoir", un'idea avuta al "Bateau Lavoir", il nome della casa di Parigi dove Picasso aveva il suo studio da pittore. I concetti che costituivano il "pittogramma" da risolvere sono:
1) un vaso,
2) una barca a vela,
3) due racchette da tennis,
4) una palla da tennis di colore "pale bleu",
5) una grande lettera Y,
6) tre visi "sans visages" (ovvero come si rappresentavano
le "Tre Marie" (Maria madre di Gesù, Maria Maddalena di Betania
e Maria di Lazzaro) dette "les trois soeurs" (= le tre sorelle), parola che cocofonicamente si pronuncia come "le trésor" (= il tesoro). Quindi, da interpretare nel modo seguente:

Vase-Y (vai lì = vai in quel posto), voilà le trésor (ecco lì troverai un tesoro), but de tenir (colpo di risposta nel tennis = tieni duro = tieni la rotta) ma per andare dove?

Te lo suggerisce Pablo Picasso e te lo dice Umberto Joackim Barbera: la palla da tennis che ha il colore "Pale bleu", ha anche il colore del fiore dell'aglio, quindi la rotta sarà verso "Cape d'Ail", a poche miglia dal porto di Antibes verso Montecarlo. Là cresce l'aglio selvatico sotto il monumento dedicato alle "Tre Marie" dove la leggenda vuole che vi sia nascosto un tesoro! Ma il tesoro sarà lo stesso dipinto di Picasso che nasconderà sul retro del quadro, dove vi sarà una doppia tavoletta di legno, sotto la quale si scoprirà un altro curioso dipinto avente per soggetto il vaso dei girasoli di van Gogh abbigliato a festa con "cotillons" e nastri d'argento. Resta da vedere se quest'ultimo sia un dipinto autentico di van Gogh o una copia d'autore, ovvero una copia di Picasso…

          
            Dipinto "Vaso dei girasoli" di van Gogh
           trovato appaiato al "Vaso di fiori"
         (But de bateau) di Picasso


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Tra le opere della Collezione dei "Capolavori ritrovati" non poteva mancare l'acrobata triste 
"Cha-U-Kao", ritratta da Henri de Toulouse Lautrec nel 1894, 
di cui si conoscevano solo tre litografie ciascuna di cm.40x50. 
Ecco invece il ritrovamento di questo disegno 
riconosciuto autentico dal nipote vivente dell'artista,
eseguito su un foglio di carta di cm. 68x94, disegnato con china e pigmenti, 
 e caratterizzato da un "but de pied" (= colpo di piede compiuto girando il tacco della scarpa).

Il "But de pied" é un incoraggiamento a procedere nella direzione indicata 
da un piccolo disegno di un dito disegnato sotto la suola del piede destro dell'acrobata
 come si volesse indirizzare lo sguardo dove punta il piede:

ovvero sul bordo sinistro del foglio da disegno dove vi é scritto 
in colore nero il numero 5 (cinque), 
vale a dire la quinta ed ultima prova, la migliore "premiére" dell'artista.

Un falsario avrebbe potuto eseguirne una copia di questo disegno 
credendo di aver individuato il numero cosìddetto dell'"anti contraffazione", 
quello che l'artista nascondeva per evitare le contraffazioni dei manifesti, 
... in questo caso il falsario avrebbe commesso un grave errore!

Infatti con spirito arguto Toulouse Lautrec nascose una seconda volta il numero 5
 in un altro punto del dipinto, sotto il colore giallo del nastro della camicia! 



Cha-U-Kao é sorridente perché é felice d'essere stata ritrovata. 

E' proprio "nata con la camicia" !

Sì, ma con una camicia resa brillante da uno speciale candeggiante ottico. Infatti, dagli esami multispettrali e stratografici effettuati da tre diversi studi tecnici accreditati dal Ministero Italiano dei Beni Culturali, é risultato che sul foglio di carta utilizzato da H.Toulouse Lautrec per il ritratto a "Cha-U-Kao", vi sia un velo diffuso di pigmento contente ossido di titanio assieme a della barite.

Subito questi tecnici, esperti in chimica oltre che nelle tecnologie non invasive di indagine digitale, decretarono che il dipinto fosse falso poiché dalla letteratura scientifica si evince che l'ossido di titanio é prodotto industrialmente dal 1920 e che quindi non potrebbe esistere un'opera d'arte contenente ossido di titanio che fosse stata dipinta in epoca precedente.

Effettivamente sono noti tre minerali, l'Anastasio, la Brookite ed il Rutilo (entrambi aventi "legami stabili") da cui si estrae l'ossido di titanio con procedimenti sotto vuoto a partire dal 1920. Meno noto é un minerale (con "legami instabili") chiamato ILMENITE, una quarzite che si trova in natura tra le pietre dei fiumi o estratto da miniere (in Cile e Russia, ma anche nei Pirenei, in luoghi vicini all'antico feudo dei Conti de Toulouse Lautrec. Un masso di Ilmenite venne estratto pure a Bardonecchia durante lo scavo del traforo del Frejus alla cui progettazione collaborò anche l'ing. Marco Barbera, il nonno di Umberto Joackim)…


E' quindi evidente che dalla Ilmenite, avendo questo minerale legami instabili, fosse possibile già nel 1800 creare una pasta di ILMENITE polverizzata al mortaio, semplicemente esponendo il composto al calore con aggiunta di acido cloridrico, il tutto all'interno di un contenitore di ghisa! 

La conseguente vaporizzazione avrebbe creato una condensazione sulla parete del sotto coperchio e questo liquido, successivamente raccolto tramite colatura, sarebbe stato aggiunto a dell'olio magro: REALIZZANDO COSI' LA CREMA DI ILMENITE !

Ed infatti i tecnici della stampa cromo-calcografica, che era utilizzata per la stampa dei quotidiani e dei manifesti ("affiches"delle dimesioni di cm. 70x100), tramandano come rendessero umido il primo rullo della macchina spargendo un velo di crema di ilmenite e barite, così che il foglio non facesse grinze. Diversamente, nella stampa a pietra litografica (di cm. 40x50) la pietra doveva rimanere asciutta. Quindi le litografie non potevano godere dell'additivo del candeggiante ottico (ilmenite -> ossido di titanio), mentre i  manifesti, le tele, ed i fogli da disegno preparati passandoli nel primo rullo della macchina calcografica, avrebbero reso una brillantezza particolare. Per altro un metodo semplice e pratico per la preparazione dei supporti sui quali dipingere.

I tecnici sono quindi smentiti ed il dipinto, per una ragione di più, é assoltamente autentico!  

Ma alla prima scoperta seguì la successiva...




Le opere furono ritrovate quasi sempre in coppia. In questo caso la seconda opera grafica di Henri de Toulouse Lautrec ha delle dimensioni ancora maggiori e rappresenta un "Rebus gigante" dedicato alla prima ballerina del Moulin Rouge, Jane Avril, la quale rivela il segreto dipinto di una donna grigia (= une femme grise = une femme qui gris = una donna che grida), che quindi grida "sur s'ombre" (sulla sua ombra, ma che significa anche "grida il suo segreto), ma quale?  Sulla destra del grande foglio vi é disegnata la testa di un toro (simbolo del Priorato di Sion) sul cui muso manca una parte di filo grigio, ovvero il segreto é dove il filo é giallo (fil jaune = fils jeune = figlio giovane), per cui la donna grida la mancanza del figlio giovane del Re Luigi XVI, il Delfino di Francia la cui sopravvivenza venne riconosciuta solo alla morte del suo ultimo dei cinque figli all'ospedale dei poveri di Parigi! Una "querelle" che appassionò i cultori della storia di Francia, magari dopo un buon bicchiere di vino consumato nella "Tavernetta", la vineria che "Valentin le desossè", il compagno di ballo di Jane Avril nella "quadriglia unificata", gestiva durante la settimana a Parigi in rue de la Conquiére (poco distante da Avenue Gambetta) e dove tutti a braccetto danzavano al suono della "Ballata di San Pietroburgo", il cui ritornello diceva: "Il segreto lo scoprirai quando ci arriverai"! Ovviamente il segreto era quello dell'esistenza del Calice del Santo Graal che lo Zar Alessandro I° aveva portato a San Pietroburgo dopo averlo ricevuto in dono da Josephine Beauharnais-Bonaparte, la ex moglie di Napoleone (forse per questo trovata morta avvelenata alla Malmaison). Per quanto a questo disegno di Toulouse Lautrec, si tratta di un foglio sottile tutto bucherellato dalle numerose puntine da disegno che vi fermavano gli ordini ed i biglietti d'appuntamento degli avventori della vineria. Il soggetto del dipinto é anch'esso un rebus da risolvere: sulla sinistra vi fa da sfondo il palchetto della "tavernetta" incorniciato da uno strumento musicale che si trasforma in un "boomerang", l'arma aborigena da caccia che si lancia e torna indietro al suono appunto della ballata di San Pietroburgo (vedi note musicali sopra la testa incoronata dell'ex imperatrice) accanto ad un piccolo disegno composto da una testa di tartaruga (= Téte de tortue, il soprannome dato dagli amici al pittore) vicino alla testa di un serpente (=serp  =serp mon téte de tortue =sermon de tortue = giuramento ben difeso = un gioco segreto sotto giuramento, quello della caccia al tesoro del Graal). In grande, invece, il disegno della ballerina Jane Avril che alza la gamba coperta da una lunga calza nera (= chaussette noir =la chose est noir =la cosa é nascosta, ma dove?): lo dice l'insegna della vineria "La Tavernetta" (quindi il quadro in oggetto era nella vineria).


Le opere ritrovate sono cento, 
Umberto Joackim Barbera a richiesta 
vi racconterebbe i segreti 
delle altre novantasei
se fosse ben pagato!

Parteciparono al gioco della "Caccia al Tesoro del Graal":
(in ordine alfabetico)

George  Braque,  Camille  Corot,  Paul  Cezanne, 
Marc  Chagall,  Salvador  Dalì,   Edgar  Degas, 
Jean e Raoul Dufy, Paul Gauguin, Francisco Goya,
Armand Guillaumin, Alberto e Armando Giacometti,
 Henri  Matisse, Edouard  Manet, 
Claude  Monet, Berthe  Morisot  
Wassilij Kandinsky,Jean Mirò, 
Amedeo  Modigliani  
 Pablo   Picasso, 
 Daniel Rossiné, 
Chaim Soutine, Henri Toulouse Lautrec, 
Vincent van Gogh e il "trovatore" ultimo:
il mitico Umberto Joackim Barbera !


Pietra antica raffigurante il Calice del Graal
divenuta emblema di proprietà del trovatore.

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Tutti i diritti di riproduzione delle immagini trovate nel vetro del Calice del Graal, così come i dipinti della collezione dei "Capolavori perduti" e le soluzione degli enigmi e giochi contenuti nei rispettivi dipinti, sono riservati a Joackinder, ovvero alla società editrice NEWTEL srl (Sciolze, Torino, Italia)
di cui é proprietario ed amministratore unico: Umberto Joackim Barbera
il quale autorizza la pubblicazione su questo Blog
a scopo ludico ed educativo culturale.


Umberto Joackim Barbera

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                                 A T T E N Z I O N E !

Questa ricerca di Joackinder é un esempio di creazione artistica del tutto nuova che ha come fine quello di disorientare il critico d'arte avvezzo ad un approccio metodologico ben diverso, basato non come l'ideazione di Joackinder, creativa ed intuitiva, bensì sull'analisi mnemonica di ciò che il critico abbia davvero studiato, compreso e correlato.

Non vi può essere dialogo costruttivo tra le due metodologie se non vi sia alla fine una comune autenticazione dell'opera.

E' chiaro a tutti che qualora il critico d'arte assuma una opinione diversa, non provata da alcun riscontro, Egli giochi a non riconoscere l'autenticità del dipinto.

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